Ieri si sono svolti diversi presìdi degli abitanti di Barriera. Dalle 18.30 in largo Giulio Cesare si sono riuniti manifestanti di tutte le età che, in sintonia con i valori del Comitato Barriera, hanno riaffermato che la vera sicurezza la fanno le persone, quando costruiscono solidarietà e puntano a case e lavori degni, all’accesso alla salute e ai servizi.

Nel corso dell’iniziativa sono stati distribuiti volantini con la scritta: “chi abita in Barriera sa che ci sono difficoltà, ma sa anche che deve lottare contro sfruttamento, povertà e discriminazioni“.
Il presidio è nato anche come contro-corteo a “Barriera siamo noi”, caratterizzato da slogan a favore della remigrazione.
Intorno alle 19.00 le forze di polizia, presenti in numero nutrito, hanno accerchiato i presenti, fino a quando hanno allentato la presa e la manifestazione è proseguita per le vie del quartiere, all’insegna del coro “Barriera è di chi la vive“. Clima tranquillo, salvo un contatto con gli agenti in via Cigna.
Il presidio si è poi spostato verso via Banfo, dove si è diviso in due: una parte si è diretta verso via Sempione, mentre l’altra ha raggiunto piazza Crispi.
Successivamente tutti si sono diretti verso corso Palermo, dove si sono condivise testimonianze intense: su tutte quella in cui un ragazzo ha ricordato la Palestina, scusandosi perché avrebbe parlato in arabo.
In seguito il presidio si è spostato al centro di piazza Foroni, dove si sono vissuti anche momenti più leggeri con balli e risate. Mentre i manifestanti erano pronti a ripartire, gli agenti in assetto antisommossa hanno inaspettatamente bloccato tutte le vie di uscita: via Monte Rosa angolo via Scarlatti, via Monte Rosa angolo via Sesia, corso Palermo e via Santhià.
Sì è subito capito che non fosse più possibile andarsene. Dopo alcuni minuti è arrivato l’aggiornamento secondo cui nessuno sarebbe stato lasciato andare senza mostrare i documenti.
In un primo momento molte persone si sono sedute, cercando di vivere la situazione con calma, ma intanto cresceva il malcontento, perché c’era chi non poteva uscire, in quanto senza documenti.
Contemporaneamente, nell’altra parte del presidio è avvenuta una dinamica analoga, ma in questo caso i presenti sono stati bagnati dagli idranti.
Anche il corteo nato come “Barriera siamo noi” è stato circondato per il timore di possibili scontri con i manifestanti.
Per approfondimenti sul tema della sicurezza si consiglia la lettura dell’articolo su InQua sulla “retorica securitaria che ignora la complessità delle periferie”.