Dietro le mura dell’ex FIAT Grandi Motori si gettarono le basi della Repubblica a partire dall’intensa attività antifascista durante la Liberazione

Guardare oggi lo scheletro industriale dell’ex FIAT Grandi Motori tra via Cuneo e corso Vercelli restituisce l’immagine di un gigante addormentato. Per molti passanti è solo archeologia urbana, un vuoto a perdere che evoca degrado, abbandono o problemi di sicurezza. Ma la storia, quella con la S maiuscola, ha una memoria completamente diversa.
E ci dice che alcune delle radici profonde della nostra Repubblica affondano anche nei mattoni rossi e nelle storie dimenticate di questo pezzo di Aurora.
Questo stabilimento non è stato un semplice elemento di sfondo, ma il riflesso di un fenomeno che ha attraversato l’intera città. Quando tra il luglio e l’autunno del 1943 Torino divenne il bersaglio principale delle bombe alleate – costringendo migliaia di persone a sfollare e a rifugiarsi nei sotterranei – via Cuneo non fu un danno collaterale. Era uno degli obiettivi strategici.
I dati storici sui bombardamenti che misero in ginocchio il capoluogo piemontese si materializzano, come in una lente d’ingrandimento, sui soffitti crollati della Grandi Motori, colpita duramente per rallentare la produzione di motori industriali destinati all’apparato bellico del regime. Eppure, sotto quelle stesse bombe, tra le macerie e il terrore quotidiano, la comunità di Torino nord stava contribuendo a costruire un cambiamento di natura diversa: quello politico.
Se nei giorni scorsi su queste pagine abbiamo ricordato il coraggio partigiano di Dante Di Nanni e Antonio Banfo, oggi è necessario allargare l’obiettivo a una comunità più ampia. La Resistenza a Torino nord non è stata un percorso isolato, ma un’esperienza collettiva che ha coinvolto la classe operaia della Grandi Motori, i residenti e tante persone diverse tra loro, unite dalla volontà di opporsi alla dittatura e all’occupazione.
Una menzione speciale va certamente alle donne e alle operaie di quella fabbrica: figure straordinarie di indipendenza che, attraverso il lavoro e il sabotaggio clandestino, hanno conquistato spazi di autodeterminazione prima impensabili, contribuendo a rafforzare quel processo di emancipazione femminile che avrebbe portato le donne a diventare protagoniste della nuova Italia democratica.
La forza di via Cuneo è stata anche la capacità di accogliere una pluralità di esperienze e percorsi. È stata un punto di riferimento per molti partigiani e molte partigiane, uniti dall’urgenza di abbattere la dittatura e contribuire alla costruzione di un nuovo ordine democratico.
Il gigante addormentato ci riporta a quando le operaie e gli operai del quartiere insorsero contro il fascismo e si fecero poi cassa di risonanza per la scelta di votare per la Repubblica.
Nella provincia di Torino si recarono a votare il 90,02% dei cittadini e in molti seggi ci furono più elettrici che elettori, i voti per la Repubblica furono 489.290 contro 350.883 per la Monarchia.
La Repubblica nacque nel segno dell’inclusione sociale e dell’allargamento dei diritti, in particolare, grazie alle donne e a chi aveva lottato per la Resistenza.
Per noi che abitiamo a Torino Nord, il 2 giugno non è quindi soltanto una ricorrenza istituzionale da osservare da lontano, ma anche l’occasione per ricordare il contributo che questo territorio ha dato al cambiamento del Paese. Aurora non è soltanto il quartiere raccontato dalle cronache dei nostri giorni: è anche uno dei luoghi in cui donne e uomini comuni hanno contribuito a costruire la democrazia italiana.