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In Qua

Riflessioni sui processi di trasformazione degli spazi urbani a partire dalla presentazione di tre progetti di contro-narrazione della città

Il 16 Ottobre si è tenuto, presso il bellissimo centro culturale di Via Baltea 3, il nuovo talk di Torino Eccentrica, incroci di strade e di parole con ospiti Anna Rowinski, Aymane Atide e Luca Ercolini, ideatori di progetti di contro-narrazione.

Entrati nella sala si potevano notare sui tavoli diversi cruciverba, le cui definizioni avevano un animo decisamente piemontese e piccole fanzine dal colore arancione.

Le persone invitate a conversare e riflettere insieme su temi relativi alla città e all’abitare sono autrici e autori di libri inerenti al tema, nello specifico Anna Rowinski ha scritto “Torino Adagio”, una sorta di guida turistica controcorrente che vuole raccontare la città di Torino attraverso i racconti di chi la abita, partendo dalle periferie anziché dal centro.  Aymane Atide è l’autore di “50 cruciverba torinesi” (gli stessi citati in apertura). La scelta del cruciverba – racconta – è un esperimento per esplorare nuovi modi per far conoscere la città di Torino e, in particolare, i quartieri di Aurora e Barriera al resto della cittadinanza. Luca Ercolini ha partecipato alla produzione di “Barriera Bella Zona”, una fanzine che cerca di ripercorrere la storia di Barriera e le sue modifiche nel tempo, anche in relazione ai bisogni manifestati dai suoi abitanti. 

La riflessione parte da una domanda per nulla facile: come si può raccontare una città senza lasciarne indietro le mille sfumature, raccontando quindi tutte le anime di una città? 

Inizia Anna Rowinski, dando una risposta semplice e diretta: non si può. Non si può dare un’unica narrazione della città che sia esaustiva, non si può raccontare la complessità di un centro urbano attraverso una sola voce, bisogna raccontarne cento, mille se necessario. La città non ha un unico centro, ma molti, soprattutto quando si parla di centri culturali. La scelta di Anna Rowinski in “Torino Adagio” è stata quella di raccontare la città attraverso le voci di chi la attraversa, abbracciando il carattere poliforme di Torino e raccontandone i mille e variegati centri e dimensioni.

La riflessione prosegue passando per le parole di Aymane Atide, che si sofferma sull’importanza della decostruzione di certi pregiudizi e immaginari legati alla città, soprattutto alle periferie. E’ sorprendente quando le narrazioni dei quartieri periferici non si preoccupino di avere riscontro nella realtà: spesso per smontare un pregiudizio basta visitare il luogo verso il quale esso è rivolto.

Le città cambiano, e velocemente. Cambia l’aspetto, cambiano gli abitanti, cambiano i luoghi e infatti Aymane  ci dice che oggi, a nemmeno due anni dalla pubblicazione, almeno dieci dei cruciverba da lui scritti sono ormai obsoleti. Anna si spinge ancora oltre e dice: le città che si trasformano lo fanno nelle periferie, le periferie sono i luoghi in cui una città cambia. 

Il centro rimane sempre uguale: pulito, ordinato, pensato per turisti e ben paganti. La periferia no, perché i suoi bisogni dipendono direttamente dal centro, eppure, allo stesso tempo, il centro non dialoga con la periferia.
Luca Ercolini amplia il discorso, butta giù tutto il muro: non abbiamo più possibilità di decidere dei nostri spazi. I processi di riqualificazione urbana sono fatti senza coinvolgere le persone perché sono orientati alla gentrificazione.  Dire che sono orientati alla gentrificazione sottintende anche il proposito di questi progetti di cambiare la demografia abitativa del territorio e “cacciare” i suoi abitanti ancora più in là; cosa che, in effetti, sta accadendo in Aurora. 

Chi detiene la ricchezza ha il potere di determinare la trasformazioni dei luoghi: la riqualificazione, così come il degrado urbano, risponde agli interessi del capitale. Tutto ha fini economici in un mondo dove sono i mercati a decidere delle vite delle città. Dunque la domanda sembra essere una sola: glielo vogliamo permettere?

Opporsi ad una trasformazione della città lontana dei bisogni dei suoi abitanti significa lottare contro il potere decisionali dei mercati e delle grandi imprese sul territorio.

A giudicare dalle mobilitazioni in corso in tutta Europa che, tra i moltissimi temi toccati, riguardano anche il carovita e il degrado urbano, la risposta sembra essere un grande NO.