Salta al contenuto principale

In Qua

Sabato 10 Ottobre la città di Torino, come moltissime in Italia – Roma, Napoli, Genova, per dirne alcune – si è mobilitata in difesa del popolo palestinese,  scendendo in piazza per protestare contro le politiche attuate dal governo israeliano e il conseguente carovita dovuto ai conflitti in corso, tutti accomunati da un agghiacciante disinteresse del diritto internazionale, oltre che della dignità e dei diritti delle popolazioni coinvolte.  

Circa 20 mila tra studenti, lavoratori, anziani, famiglie e bambini hanno partecipato alla manifestazione che ha attraversato Aurora e Barriera, quartieri sempre più attivi politicamente. 

Il corteo è partito con non poche difficoltà a causa del blocco attuato dalle forze dell’ordine in corrispondenza del punto di partenza: piazza Castello. La manifestazione è poi riuscita ad aprire il cordone della polizia ed iniziare il percorso, dirigendosi prima verso Porta Palazzo e proseguendo su corso Palermo, superando corso Novara fino ai nostri giardini, tra canti, cori, balli politici – la murga – e musica suonata dalla banda.

Una marea di persone si è riversata in strada per ricordare ai governi la capacità dei popoli in rivolta di scrivere la storia. I cittadini di tutto il mondo continuano ad opporsi alle politiche imperialiste dei potenti, usando i propri corpi per bloccare tutto e obbligarli ad ascoltare. 

Attraversando il corteo si potevano vedere partecipanti di ogni fascia d’età, riuniti in una marcia solidale e soprattutto consapevoli dell’altissimo valore sociale e politico delle manifestazioni. Esse sono il luogo in cui una comunità si ritrova, organizza e riafferma i propri valori, con tutto l’entusiasmo e la determinatezza che ne consegue.

Gli abitanti del quartiere – chi di loro era a casa e non in piazza – sventolavano bandiere della Palestina, unendosi ai cori, ballando dai balconi. La protesta non è rimasta confinata nel perimetro di un corteo, ma ha attraversato e contagiato l’intero tessuto urbano.

Riunirci nelle strade ci ricorda che la solidarietà  è una scelta quotidiana e collettiva. 

Finché le piazze e i quartieri continueranno a riempirsi e a far sentire la propria voce, la speranza di un futuro di giustizia per il popolo palestinese rimarrà viva, custodita dalla determinazione di una comunità che non intende voltarsi dall’altra parte.