La voce di Umm Kulthum raggiunge Barriera di Milano con una mostra al Circolo Banfo che ricostruisce la storia straordinaria della cantante, il ricordo di chi l’ha conosciuta e la reinterpretazione musicale delle nuove generazioni.

Al Circolo Banfo una mostra partecipata mette in dialogo la memoria dell’Astro d’Oriente, le storie delle donne con background migratorio e i linguaggi delle nuove generazioni. Un percorso nato dall’apprendimento fino al beatmaking.
C’è una cantante, Umm Khultum, che, per generazioni di persone nel mondo arabo, è stata una voce capace di fermare intere città, una figura culturale e politica, un simbolo di emancipazione femminile. Per questo è stata soprannominata anche “la quarta piramide”, accanto alle tre grandi piramidi di Giza.
Parte da lei quindi “La quarta piramide: Umm Kulthum, voce d’Egitto tra mito e ricordi”, la mostra ospitata dal Circolo Banfo, nel cuore di Barriera di Milano. Il progetto, ideato e realizzato da Babelica APS, è stato sviluppato all’interno di Scuola(è)Comunità, con la collaborazione di Gen-Zero-Bella Storia, e ha intrecciato memoria, apprendimento della lingua italiana, storie familiari e musica contemporanea.
Non si tratta quindi di una semplice mostra, ma di un processo.
<<La mia pratica è quella di coinvolgere le persone nella creazione dei contenuti>>, racconta Lorena Tadorni, curatrice del progetto. È un approccio che Lorena porta avanti da anni lavorando con comunità diverse: cittadini, pensionati, giovani e persone con background migratorio, attraverso percorsi in cui la creazione diventa uno strumento di partecipazione. Quindi l’idea è che il pubblico non venga coinvolto soltanto alla fine, ma diventi parte del processo che lo genera.
Questo approccio era già stato sperimentato con un gruppo di donne con storie di migrazione, all’interno di percorsi dedicati anche all’apprendimento della lingua italiana. Quest’anno, però, il punto di partenza è stato un bisogno emerso dalle stesse partecipanti.
<<Siamo partiti da una necessità delle donne di avere competenze per poter parlare del proprio corpo>>, spiega Tatjana Giorcelli, presidente di Babelica APS.
Inizialmente il focus era la danza, ma poi la scelta è caduta su Umm Kulthum.
Da quel momento è iniziato un percorso che ha intrecciato la ricerca sulla vita della cantante con le vicende e i ricordi delle famiglie delle partecipanti.
La mostra è costruita su tre livelli narrativi: una linea blu raccoglie i ricordi delle donne, il bianco racconta la vita della cantante, mentre il nero restituisce ciò che accadeva nel modo nello stesso periodo.
Il percorso ha chiesto alle partecipanti di fare ricerca su di lei e, allo stesso tempo, di raccontare in italiano una storia del passato, magari legata ai propri genitori o nonni.
La lingua è diventata così un qualcosa che va oltre all’apprendimento: uno strumento per dare forma alla propria memoria e condividerla con gli altri.
Umm Kulthum è stata una donna oltre il suo tempo, una delle figure più importanti della cultura araba del Novecento. Da bambina, il padre la faceva esibire vestita da ragazzo, poiché erano solo gli uomini a cantare in pubblico. Avrebbe poi abbattuto molte di quelle barriere, trasformandosi in una vera icona.
I suoi concerti erano eventi collettivi: per decenni, il primo giovedì del mese, milioni di persone si fermavano per ascoltarla in radio. Anche la scelta del giovedì per l’inaugurazione della mostra è stato un richiamo a quella tradizione.
Il percorso ha poi coinvolto i ragazzi di Gen-Zero, che hanno incontrato la Sua musica attraverso un laboratorio di beatmaking curato da Original Artisti.
<<Abbiamo fatto un primo ascolto sulla musica e sulla persona>>, racconta Ivan Nick, che ha curato il laboratorio. I ragazzi hanno scoperto così non solo la cantante, ma anche la sua importanza come artista donna nel mondo arabo e il modo in cui la sua musica ha attraversato culture e generazioni.
<<Il lavoro si è poi spostato sul genere Hip-hop e sulla pratica del campionamento – continua – abbiamo preso come riferimento anche produttori come Timbaland, che ha utilizzato sonorità mediorientali nelle proprie produzioni>>.
Il brano scelto è stato Seret El Hob:<<Abbiamo scaricato le canzoni e poi creato un arrangiamento, ricostruendo il beat da zero>>: spiega Nick. In tre appuntamenti, seguiti da un incontro finale per il mix, i ragazzi hanno sperimentato concretamente come nasce una produzione musicale.
Dietro l’esposizione c’è un lavoro collettivo. La progettazione didattica è stata curata da Daniele Braidotti, Mirella Pezzin e Lorena Tadorni; Alessandro Zillio e Omar Gomaa Mabrouk hanno curato progettazione e allestimento, mentre il laboratorio è stato preso in carico da Original Artisti.
Il progetto, realizzato da Babelica APS e sostenuto e ospitato dal Circolo Banfo, ha coinvolto anche il Consolato d’Egitto durante l’inaugurazione.
La mostra non si fermerà a Barriera: sono previste visite per le scuole e il coinvolgimento delle donne che frequentano Cartiera. Il progetto potrebbe inoltre proseguire il suo viaggio con una tappa ad Alghero, nell’ambito del festival Dall’altra parte del mare.
“La quarta piramide” parte dalla storia di una cantante, ma finisce per raccontare anche molto altro: le memorie di chi l’ha conosciuta, le storie familiari di chi la riconosce come parte della propria cultura e lo sguardo di una nuova generazione che ne rielabora la musica.
Una voce che appartiene al passato, ma che, passando da Barriera di Milano, continua ancora a trovare nuovi modi per farsi ascoltare. E potrete ascoltarla e conoscerla anche voi. La mostra inizierà giovedì 17/09 e durerà fino al 20/12.