In Qua

Le storie e le reti femminili che trasformano i territori oltre le narrazioni ufficiali.

Quando si racconta della nascita dell’Europa si parla raramente delle donne che hanno contribuito a costruire quei percorsi di emancipazione, partecipazione e diritti che hanno accompagnato la crescita democratica del continente.

Ogni progetto di comunità, per diventare realtà, ha bisogno di qualcuno che trasformi i principi in relazioni concrete.

Quando si parla di diritti, spesso si parla delle leggi che li riconoscono. 

Molto meno spesso su ciò che serve perché quei diritti possano essere esercitati davvero.

Avere diritto all’istruzione, al lavoro, alla sicurezza o alla partecipazione non significa automaticamente potervi accedere

È una questione che attraversa anche il dibattito emerso durante il Festival dell’Europa Solidale e del Mediterraneo. Le donne raccontate nel podcast Parlapà e le figure femminili ricordate dalle Madri d’Europa mostrano infatti come il cambiamento sociale non dipenda soltanto dalle idee, ma dalla capacità di trasformarle in pratiche quotidiane.

Nei quartieri di Barriera di Milano e Aurora questa trasformazione è visibile in molte realtà che lavorano con donne e per le donne.

Almaterra, ad esempio, accompagna donne migranti in percorsi di autonomia attraverso corsi di lingua, orientamento, formazione e sostegno nel l’accesso ai servizi. Un lavoro che non riguarda soltanto l’inclusione individuale, ma la possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale cittadina.

Telefono Rosa interviene invece in situazioni di violenza e vulnerabilità, offrendo ascolto, consulenza legale, supporto psicologico e percorsi di uscita da contesti di abuso. Un’attività che permette a molte donne di ricostruire condizioni di sicurezza e indipendenza.

Esperienze come Drop House e MIC operano su un altro piano ma con obiettivi simili. Attraverso attività culturali, laboratori, incontri e iniziative aperte al quartiere, creano occasioni di partecipazione e protagonismo che contrastano l’isolamento e favoriscono la costruzione di reti sociali.

Il MIC inoltre organizza laboratori di italiano L2 rivolti a donne con livello A2 e percorsi finalizzati al conseguimento della licenza media in partnership con i CPIA. 

Mentre le mamme studiano, volontari e operatori si prendono cura dei bambini, rendendo possibile la partecipazione ai percorsi formativi e costruendo un contesto realmente inclusivo.

Anche AMECE organizza da anni percorsi di competenze plurali al femminile. Spazi in cui le partecipanti si incontrano, condividono quello che sanno fare e valorizzano i propri saperi: dal cucito alla cucina, fino ai laboratori linguistici. Non sono solo attività pratiche, ma occasioni per creare relazioni, rafforzare l’autonomia e creare comunità.

Inoltre ogni anno promuove momenti di incontro come la Festa della Donna e l’iftar al femminile, occasioni di condivisione che rendono visibile la ricchezza delle reti femminili del territorio.

Si tratta di interventi molto diversi tra loro, ma nonostante ciò condividono un elemento comune: lavorano affinchè le persone possano acquisire strumenti per scegliere, partecipare, autodeterminarsi.

Il Manifesto immaginava un’Europa fondata sulla libertà, sulla solidarietà e sulla partecipazione democratica. Ma questi principi non vivono soltanto nelle istituzioni. Hanno bisogno di essere tradotti nella vita quotidiana.

A Barriera questa traduzione passa anche attraverso il lavoro di associazioni e reti territoriali che permettono a molte donne di accedere a opportunità che altrimenti rimarrebbero soltanto teoriche.

Per questo parlare di donne significa parlare di cittadinanza.

Non solo perché molte delle battaglie per i diritti hanno avuto protagoniste femminili, ma perché ancora oggi una parte importante della costruzione delle comunità passa dalla capacità di rendere quei diritti effettivamente accessibili.

Resta una domanda aperta, che attraversa tanto Ventotene quanto Barriera e Aurora: quando una persona smette di essere semplicemente residente e diventa parte di una comunità? In un quartiere attraversato da migrazioni, seconde generazioni e identità plurali, interrogarsi sulla cittadinanza significa interrogarsi sul futuro stesso della convivenza.