In Qua

3 giugno: spenti i riflettori sulla Repubblica, i diritti si fermano al Lungo Dora?

In quartieri come Aurora e Barriera di Milano la Costituzione rischia di scontrarsi con la realtà che limita la pari dignità sociale e l’uguaglianza tra i cittadini.

Ieri le bandiere tricolori sui balconi dei palazzi istituzionali, i discorsi solenni delle autorità, la parata e la retorica dei valori condivisi. Oggi è il 3 giugno. I riflettori si spengono, i palchi vengono smontati e la Repubblica torna a mostrare le sue profonde disuguaglianze.

Perché lo Stato c’è, esiste, ma non si distribuisce in modo omogeneo. C’è una verità brutale, quasi geografica, che chi vive e attraversa quotidianamente la periferia nord di Torino conosce fin troppo bene: i principi fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione sembrano avere un confine preciso, un limite invisibile ma invalicabile. Spesso, la Repubblica si blocca un attimo prima di attraversare il Lungo Dora.

L’articolo 3 della Carta costituzionale è un capolavoro di civiltà giuridica: parla di pari dignità sociale e di uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua o di condizioni personali. Eppure, tra le strade di Barriera di Milano e di Aurora, l’applicazione pratica di quelle righe si trasforma in una faticosa e solitaria lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Ridurre costantemente questi quartieri alla sola lente deformante della cronaca nera, del degrado e della marginalità è una scelta editoriale parziale e pigra, utile solo a creare il mostro da sbattere in prima pagina. Ma ignorare il profondo senso di abbandono, la carenza di spazi di aggregazione, la difficoltà di accesso ai servizi essenziali e la distanza siderale tra le istituzioni e la vita reale dei residenti sarebbe altrettanto ipocrita e colpevole.

Proprio ieri abbiamo ricordato come via Cuneo sia stata un obiettivo strategico nel 1943, un luogo sotto le bombe perché fulcro della Resistenza e della nascita di questa democrazia. Abbiamo celebrato il coraggio di Banfo, di Di Nanni e di ogni singol* partigian* che ha pagato a caro prezzo la nostra libertà.

Ma oggi, passata la sfilata, rischiamo di permettere che in quegli stessi luoghi la democrazia diventi un concetto sbiadito e vuoto per chi li abita. Certo, oggi nessuno ci toglie il diritto di voto, ed è il minimo sindacale in uno Stato libero. Ci mancherebbe altro. Ma se alla Repubblica non interessa minimamente curare casa nostra, se lo Stato si dimentica di presidiare i quartieri con le scuole, la sanità, i trasporti e il lavoro dignitoso, allora quella stessa Repubblica sta tradendo il suo mandato.

Onorare il sacrificio di via Cuneo non significa fare un post sui social una volta all’anno o subire passivamente l’abbandono. Significa pretendere che i diritti scritti sulla carta attraversino quel fiume e si facciano spazio in ogni via di Barriera e Aurora. Finché questo non accadrà, la festa del 2 giugno rimarrà un esercizio di stile per i palazzi del centro, una celebrazione a metà che si dimentica delle periferie che l’hanno costruita. E questa mancanza non deve lasciarci rassegnati: deve farci svegliare.