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MULTICULTURALITÀ E PARTECIPAZIONE: TRA TERRITORIO E MONDO

In occasione dei 25 anni di Amece alcuni esperti hanno affrontato temi importanti come la partecipazione e l’appartenenza per le nuove generazioni di italiani.

Nel quadro delle celebrazioni per i 25 anni di Amece, il panel dedicato a giovani, cultura e mobilità europea ha posto al centro il ruolo delle nuove generazioni nella costruzione di una cittadinanza aperta, inclusiva e consapevole. 

Un confronto che ha evidenziato come il tema dell’intercultura non riguardi solo lo scambio tra Paesi, ma anche la capacità di creare relazioni significative nei territori.

In questo scenario, i giovani non sono solo destinatari di opportunità, ma protagonisti attivi di processi culturali e sociali capaci di generare connessioni e nuove prospettive.

Tra le esperienze presentate, il progetto “Diversamente giovani contro le discriminazioni”, promosso da ICEI (Istituto Cooperazione Economica Internazionale), ha mostrato come il cambiamento culturale passi anche attraverso il lavoro sui linguaggi e sui pregiudizi, con attività di mappatura delle percezioni e collaborazione con le istituzioni locali. Al centro, il tema della relazione e dell’incontro come strumenti per costruire comunità.

In questo percorso si inseriscono anche esperienze come Civico 0, promosso da Save the Children, che offre supporto a minori stranieri non accompagnati e giovani in situazioni di vulnerabilità, creando spazi di accoglienza e  orientamento.

Il linguaggio emerge come come elemento chiave anche nel progetto “Scioglilingua”, illustrato da Elena Stradiotto, referente pedagogica in Fondazione Sandretto Rebaudengo. Attraverso l’arte e la riflessione condivisa, il progetto invita a interrogarsi sulle parole che utilizziamo per definirci e definire gli altri, mettendo il luce il legame tra linguaggio, identità e inclusione.

Accanto a queste esperienze, Stefano Di Polito, sceneggiatore, regista e partner di Bella Storia, ha portato il punto di vista della narrazione audiovisiva, sottolineando l’importanza di raccontare storie capaci di parlare alle nuove generazioni anche attraverso linguaggi contemporanei, come i social media. Una direzione condivisa anche da nuovi progetti editoriali pensati per piattaforme come Instagram e TikTok. 

Il panel ha inoltre evidenziato il valore delle reti e dei progetti culturali diffusi sul territorio. 

Dall’esperienza di Fiumi di Culture, coordinata da Matteo Maritano, al lavoro del Centro Interculturale del Comune di Torino, rappresentato da Alice Turra, è emersa la necessità di accompagnare le trasformazioni culturali della città, favorendo occasioni di incontro e superando i confini dei singoli quartieri.

Proprio su questo aspetto si è soffermata anche Eleonora Guidi, in rappresentanza della Rete delle Case del Quartiere, sottolineando come i giovani trovino valore nel riconoscersi nei pensieri e nelle esperienze degli altri. Un segnale di come la partecipazione esista ancora, pur assumendo forme diverse rispetto al passato.

A questo si collega l’intervento di Alessandra Fontana, del Servizio Civile Internazionale, che ha evidenziato come oggi i giovani partecipino in modo più fluido e meno legato all’associazionismo tradizionale. Da qui l’importanza di costruire spazi di dialogo intergenerazionale e di valorizzare la presenza attiva delle nuove generazioni all’interno delle organizzazioni.

In conclusione, emerge una domanda: c’è ancora bisogno di centri interculturali? La risposta sembra guardare al futuro, con l’auspicio che un giorno non siano più necessari, perché l’ intercultura sarà diventata una dimensione naturale della società.

Il panel restituisce così una visione chiara: costruire appartenenza significa tenere insieme territorio e mondo, creando connessioni, spazi di incontro e nuove forme di partecipazione.