Mentre la mobilitazione si allarga nelle scuole torinesi, gli studenti contestano il nuovo decreto sulla scuola e il limite previsto per gli studenti con cittadinanza non italiana, che definiscono razzista. Gli studenti chiedono che si parta dalle condizioni in cui ogni giorno vivono e studiano.

«E si ricomincia con questo teatrino 😂😂. Finite le vacanze devono vedere come passare il tempo, questi imbecilli».
Ma non è l’unico commento. «Fate pagare i danni al paparino», oppure, sotto un’intervista a un ragazzo del Lagrange: «Pensa a studiare, asino». Questi alcuni dei commenti comparsi a margine di contenuti dedicati alle occupazioni e alla mobilitazione degli studenti.
Poche parole, ma abbastanza per riaprire una domanda che torna ogni volta che gli studenti decidono di mobilitarsi: stanno davvero solo “perdendo tempo” o stanno cercando di portare all’attenzione qualcosa che li riguarda direttamente?
Le prime occupazioni hanno riguardato il Regina Margherita e il Carlo Ignazio Giulio. Successivamente si è aggiunto il Lagrange, mentre in altre scuole sono state scelte forme diverse di mobilitazione, come l’autogestione. Al liceo Einstein gli studenti hanno annunciato uno sciopero, coinvolgendo le diverse sedi dell’istituto, e allo sciopero ha fatto seguito l’occupazione.
Al Bodoni, invece, è comparso uno striscione con una frase molto semplice: «A scuola nessuno è straniero». Coinvolti nelle occupazioni delle ultime settimane anche il Primo Liceo Artistico e Coreutico, la succursale del Gioberti, quella del Regina Margherita e diverse sedi del Majorana.
La protesta si è estesa anche al liceo scientifico Galileo Ferraris, al liceo Berti, al liceo classico Vittorio Alfieri, al liceo linguistico Santorre di Santarosa e al liceo artistico Aldo Passoni. Si sono aggiunti il liceo scientifico Carlo Cattaneo, con la succursale di via Postumia, il Convitto Nazionale Umberto I, il liceo classico Massimo D’Azeglio e l’istituto Peano. La mobilitazione ha coinvolto anche il liceo Majorana di Moncalieri e il Maxwell di Nichelino.
In altre scuole, invece, gli studenti hanno scelto forme diverse di protesta, tra assemblee, scioperi e autogestioni. Tra gli istituti interessati da queste iniziative ci sono il Gobetti, il Cottini, il Birago e il Sella-Aalto-Lagrange. Anche a Chieri, al Monti e al Vittone gli studenti si sono mobilitati, discutendo la possibilità di scioperare e occupare.
Questa mattina alcuni giovani incappucciati, esterni al mondo studentesco (che ha scelto ben altre modalità di protesta), sono entrati all’interno dell’Istituto Sella e da lì si sono spostati nella palestra della Scuola primaria Ricardi di Netro, dove hanno danneggiato arredi e attrezzi sportivi. Il loro intento era quello di entrare anche al Monti, ma di fronte alle porte chiuse hanno scaricato gli estintori contro la parete esterna dell’istituto. Anche al Colombatto si sono vissuti attimi di tensione, perché giovani incappucciati sono entrati nei locali della succursale, svuotando gli estintori. Ancora in fase di accertamento gli episodi avvenuti alle scuole Boselli e Peano, dove erano stati danneggiati gli arredi, svuotati gli estintori e colpiti pc e vario materiale didattico.
La protesta studentesca, partita dal rifiuto del limite del 30 per cento previsto dal decreto governativo per gli studenti con cittadinanza non italiana (il problema della scuola non sono gli stranieri) tocca anche la questione della guerra e del riarmo. Gli studenti chiedono che le risorse vengano destinate ai problemi che la scuola vive ogni giorno, invece di concentrarsi sulla spesa militare.
Torna sempre la stessa rivendicazione, che fa da sfondo a tutte le altre: essere ascoltati.
Intanto domani, venerdì 16 ottobre, sono previsti a Torino appuntamenti che mettono insieme temi differenti. Da una parte c’è la protesta studentesca, con un corteo che si propone di fare luce sulle condizioni nelle quali si trovano gli istituti, sul decreto sulla scuola e sugli investimenti nel riarmo. Dall’altra c’è lo sciopero per il clima promosso da Fridays for Future, insieme a Extinction Rebellion e alla rete Global Sumud Flotilla.
Per lo sciopero del clima è indicata la partenza alle 9.30 da Palazzo Nuovo. Nel pomeriggio è previsto un presidio in piazza Palazzo di Città, pensato anche per permettere la partecipazione di chi lavora. L’obiettivo è collegare la crisi climatica alle conseguenze economiche e sociali, dall’aumento dei prezzi dell’energia alle condizioni di lavoro, fino al legame tra combustibili fossili e conflitti internazionali.
Sabato 17 ottobre, Torino tornerà in piazza per un’altra protesta, questa volta contro il carovita e l’aumento dei prezzi del carburante. La manifestazione è annunciata alle 15 in piazza Castello e vuole portare l’attenzione sulle difficoltà che riguardano famiglie, lavoratori dipendenti, piccoli e medi imprenditori, agricoltori e autotrasportatori.
Sono iniziative diverse, con obiettivi e rivendicazioni che riportano al centro le questioni fondamentali che riguardano la vita quotidiana: il diritto allo studio, le condizioni di lavoro, il costo della vita e il futuro del clima.
E allora la domanda non è più soltanto perché gli studenti protestano. La domanda è perché, dopo aver protestato così tante volte, sentano ancora di doverlo fare.