In Qua

Il giardino davanti alla scuola De Amicis ricorda due fratelli afrodiscendenti: Giorgio, partigiano e Medaglia d’oro al valor militare, e Isabella, attrice e custode della memoria del fratello. Una storia che attraversa colonialismo, fascismo, Resistenza e identità italiana.

Davanti alla scuola De Amicis, a Valdocco, dal 25 settembre c’è un nuovo nome da ricordare. È quello di Giorgio e Isabella Marincola, fratello e sorella nati nella Somalia italiana negli anni Venti, figli di Giuseppe Marincola e Askhiro Hassan.

Il giardino si trova tra via Masserano e via Biella, in un quartiere già attraversato dalla memoria. Qui la Biblioteca Italo Calvino porta periodicamente le proprie letture fuori dalla scuola, mentre lo Spazio Neruda fa partire la parata del 25 aprile proprio lì davanti.

La scelta di dedicare il giardino ai due fratelli nasce da un percorso condiviso da Ahmed Abdullahi, consigliere comunale di Torino, Circoscrizione 7, cittadini del territorio e realtà locali. E porta con sé un’idea semplice quanto politica: la memoria non è soltanto qualcosa da conservare, ma anche qualcosa da rendere vivo soprattutto nei luoghi che abitiamo.

Ma chi era Giorgio Marincola?

Al liceo Umberto I di Roma Giorgio incontra Pio Albertelli, futuro martire delle Fosse Ardeatine, che sarà importante per la sua formazione. Dopo l’8 settembre 1943 entra nella Resistenza e combatte prima a Roma e poi nel Biellese. Arrestato nel 1945, viene deportato nel campo di Bolzano. Liberato alla fine di aprile, torna a combattere: il 4 maggio 1945 viene ucciso dalle SS in Trentino.

Giorgio riceverà alla memoria la Medaglia d’oro al valor militare. 

Ma la sua storia non riguarda soltanto la Resistenza, poiché riguarda anche il modo in cui l’Italia ha guardato, e purtroppo continua a guardare, alle persone che non corrispondono all’immagine tradizionale dell’italianità.

<<Per quale Paese è morto mio fratello?>>: si chiedeva Isabella Marincola.

A raccontare questa parte della storia, durante l’inaugurazione, è stato Antar, figlio di Isabella.

Isabella cresce in italia assieme al fratello, ma la sua infanzia è tutt’altro che semplice. La sua pelle rende evidente agli occhi degli altri una storia che lei stessa, da bambina, fatica a comprendere. Le leggi razziali e la legislazione coloniale trasformano progressivamente il rapporto tra cittadini italiani, popolazioni colonizzate e persone nate da unioni miste.

La vicenda di Isabella prosegue poi tra cinema, teatro e insegnamento.

Nel 1961 torna in Somalia, dove si ricongiunge con la madre. Nel 1991, dopo lo scoppio della guerra civile, viene rimpatriata in Italia.

Un ruolo importante che lei assume è quello di custode della memoria di Giorgio.

<<Non abbiamo una lira, ma abbiamo una memoria>>, ha ricordato Antar, raccontando la volontà della madre di riportare alla luce la vicenda del fratello.

Durante la cerimonia Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha raccontato un episodio che rende evidente quanto la memoria sia ancora un terreno di confronto.

Dopo aver visto un commento sui social <<Ci mancava solo il marocchino partigiano>>. Greppi è andato a verificare quanti partigiani nati in Marocco risultassero nella banca dati del partigianato piemontese.

Ne ha trovati cinque.

Il dato si inserisce in una questione più ampia: la presenza di persone nate fuori dall’Italia o provenienti dalle colonie della Resistenza è stata a lungo poco raccontata. 

<<Ci sono migliaia di storie che non conosciamo>>, ha sottolineato Greppi durante l’incontro, ricordando come negli ultimi anni siano aumentate le iniziative dedicate a riportare alla luce una parte meno conosciuta della storia della Resistenza.

Abdullahi, che ha portato avanti la proposta per l’intitolazione, ha parlato della volontà di costruire una comunità forte e antifascista. E soprattutto di fare in modo che il giardino possa diventare uno spazio attraversato da nuove attività, anche con il coinvolgimento della scuola e dei bambini.

Un giardino è un luogo quotidiano. Ci si passa andando a scuola, ci si siede, si incontrano altre persone. Il nome di Giorgio e Isabella diventa così una parte del quartiere.

Durante la cerimonia è stata ricordata una frase che riassume bene il significato di questa scelta:<<Si sceglie di appartenere a una comunità>>.

Giorgio quella comunità la scelse combattendo nella Resistenza. Isabella la attraversò, ne subì le contraddizioni e poi dedicò parte della propria vita a recuperare la memoria del fratello. 

Questa storia è sicuramente importante per comprendere una parte del passato, ma anche ora è arrivato il momento di diventare tutti cittadini resistenti.