Il 20 luglio si ricordano i 25 anni del G8 di Genova e della morte di Carlo Giuliani. Per molti giovani di Barriera, con la morte di Fakir, non è più “uno a zero, ma due a zero”.

Esattamente 25 anni fa, la città di Genova fu scelta per ospitare il G8, un importante incontro tra i leader dei sette Paesi più industrializzati e la Russia. L’obiettivo principale di questo meeting era quello di trovare una linea comune per lo sviluppo del pianeta. Nei giorni che precedettero il 20 luglio, Genova fu animata da concerti, convegni e iniziative di vario genere. Il 19 luglio, si tenne il corteo dei migranti, durante il quale si denunciò anche il clima di odio nei confronti degli albanesi. Il 20 luglio, la città era piena di cortei e comizi. Verso la fine della mattinata, iniziarono i primi scontri con la polizia e comparvero i Black Bloc, ma c’erano anche altri gruppi come il Lilliput e le Tute Bianche. Le forze dell’ordine caricarono i manifestanti senza fare distinzione tra i Black Bloc e gli altri gruppi.
Dopo le cariche contro il corteo organizzato, alcuni carabinieri si spostarono verso piazza Alimonda, dove la confusione aumentò. Secondo quanto ricostruito, il carabiniere ausiliario Placanica, che si trovava all’interno di una Jeep perché si sentiva male a causa dei lacrimogeni, estrasse la pistola. Un giovane prese un estintore con l’intenzione di lanciarlo verso il mezzo e partirono due colpi di pistola. Uno di questi colpì allo zigomo Carlo Giuliani, che morì sul colpo. Successivamente, la jeep passò sopra il suo corpo due volte.
Stefano Di Polito, regista e ideatore di InQua, ci ha raccontato la sua esperienza a Genova 25 anni fa: “Abbiamo raggiunto la città da Torino in autobus insieme a molte persone. Era straordinario vedere seduti sullo stesso pullman suore, sindacalisti, anarchici, studenti e operai,. La manifestazione abbracciava infatti tutta la società in una richiesta unica di giustizia sociale. Appena giunti a Genova ci sorprese vedere gli elicotteri volare a pochi metri d’altezza in un clima di tensione difficile da capire, poi inevitabilmente ci furono gli scontri e scappammo dove potevamo e al rientro alcuni di quei manifestanti pacifici tornarono con ferite e bende. La cosa più triste e inaccettabile, fu scoprire il giorno dopo come venne raccontata e liquidata in fretta quella straordinaria manifestazione da quasi tutti i giornali e le tv che la definirono violenta riuscendo cosi a cancellare le istanze e le motivazioni di pace e giustizia che avevano unito come mai prima di allora un’intera società civile”.
Il 19 luglio 2026, un altro evento tragico si è verificato a Bologna. Abderrahim Fakir, un uomo di 42 anni, morto dopo un intervento della polizia. L’uomo si trovava nel quartiere multiculturale Pilastro per incontrare alcuni parenti, ma la polizia è intervenuta dopo una segnalazione, utilizzando lo spray al peperoncino e immobilizzando l’uomo a terra. Nei video si sentono le urla “Basta” e “Aiuto“. Il 118 è stato chiamato solo dopo che l’uomo aveva perso i sensi e dopo che gli erano stati legati mani e piedi.
Nello stesso giorno, molte persone dirette a Genova per commemorare i 25 anni del G8 venivano fermate in vari punti della città. A Torino Porta Nuova, ad esempio, sono state controllate in treno persone dirette verso il capoluogo ligure. C’erano anche posti di blocco ai caselli di Genova Ovest e Genova Sud, mentre alla stazione di Genova Brignole gli agenti in borghese controllavano gli zaini e altre persone venivano sottoposte a perquisizioni.
In questo clima, anche se le due tragedie sono distanti tra loro, per alcuni giovani manifestanti sembra che poco sia cambiato tanto da ripetere la triste frase “uno a zero per noi” e farla diventare “due a zero”. Ciò che sta succedendo alla nostra generazione è l’affermarsi del desiderio di manifestare per una società più giusta e attenta agli ultimi e di opporsi a ogni forma di discriminazione, come ha ricordato con le sue parole commoventi la nipote di Fakir: “la cosa più difficile da accettare è che in un momento di fragilità qualcuno possa non essere riuscito a proteggerlo“.
Vogliamo esprimere le più sincere condoglianze alla famiglia di Abderrahim Fakir, con la speranza che la giustizia faccia il suo corso e vogliamo ricordare dopo 25 anni Carlo Giuliani, che non verrà mai dimenticato e sottolineare che per le persone presenti a Genova in quei giorni, non fu rispettato un principio fondamentale della Costituzione italiana: l’articolo 17, che tutela il diritto di riunirsi pacificamente e che appartiene a tutti i cittadini.