Ad Aurora e Barriera di Milano, quando la scuola chiude, per molti adolescenti si chiude anche l’unico luogo dove trascorrere le giornate. Tra panchine, muretti e spazi di aggregazione, il tempo libero racconta le opportunità – o la loro assenza – che un quartiere offre ai suoi giovani.

Ogni estate c’è un momento in cui mi accorgo che le vacanze sono davvero iniziate. Non coincide con l’ultimo giorno di scuola né con il primo caldo soffocante. Arriva quando vedo mio fratello uscire di casa nel tardo pomeriggio, raggiungere gli amici e passare ore tra una panchina e un muretto.
Osservarlo è un po’ come guardarmi qualche anno fa. Cambiano le compagnie, cambiano le mode, ma non cambia quella sensazione di avere davanti un’intera giornata e nessun posto che sembri davvero pensato per te.
Per molti adolescenti di Aurora e Barriera di Milano l’estate ha questo sapore. Le lezioni finiscono, le giornate si allungano e, insieme alla scuola, scompare anche il luogo che per mesi ha scandito il tempo, creato relazioni e offerto uno spazio in cui stare.
Non tutti possono partire per le vacanze e non tutti riescono a partecipare alle attività estive. Così, quasi senza accorgersene, la strada diventa il punto di ritrovo più naturale.
È una scena che si ripete ogni anno. I muretti si riempiono, le panchine diventano luoghi di incontro, qualcuno porta un pallone, altri passano il tempo a scorrere il telefono. Da fuori è facile fermarsi al rumore o pensare che siano ragazzi senza voglia di fare. Più difficile è chiedersi se abbiano davvero avuto la possibilità di scegliere altro.
Forse è questa la domanda che dovremmo farci più spesso: dove va un adolescente quando la scuola chiude?
Non servono sempre grandi progetti. A volte basta uno spazio aperto, un luogo in cui sentirsi accolti, un adulto disposto ad ascoltare, un’attività da condividere con altri. Luoghi che permettono di trasformare un pomeriggio qualunque in un’occasione per conoscere qualcuno, coltivare un interesse o, più semplicemente, non sentirsi fuori posto.
Per fortuna, nei nostri quartieri, questi spazi esistono. Sono presìdi educativi, centri di aggregazione e realtà che, spesso lontano dai riflettori, continuano a tenere aperte le porte anche durante l’estate. Non risolvono ogni problema, ma ricordano una cosa semplice: offrire un’alternativa significa offrire una possibilità.
In quartieri come Aurora e Barriera, dove vivono molti più adolescenti che in altri territori a Torino, servirebbe aprire diversi centri giovanili, con operatori specializzati e stipendiati regolarmente, possibilmente residenti nel territorio e alcuni con background migratorio, in grado di accogliere le domande dei più giovani e di essere un punto di riferimento in queste estati torride, perché semplicemente ci sono passati anche loro.
Guardando mio fratello mi rendo conto che, in fondo, non sto osservando solo lui. Sto rivedendo una parte della mia adolescenza. E mi chiedo quante estati rischino ancora di essere ricordate più per il tempo trascorso ad aspettare che accada qualcosa che per ciò che davvero è accaduto.
L’adolescenza è una stagione che passa in fretta. Proprio per questo fa ancora più male pensare che, per qualcuno, i ricordi dell’estate siano soprattutto ore trascorse ad aspettare che la giornata finisca.